La Via dei Lombardi  
  tra Europa e Mediterraneo  

 

Un percorso nei territori dalle Alpi al Mare Nostrum, alla riscoperta della Spiritualità, della Storia, dei Valori Naturali, del Paesaggio, delle Eccellenze Enogastronomiche e dell'Ospitalità.
 
Dal Po al Mare, tra le Province di Parma e Massa Carrara.

 

a cura di
CSAS . Centro Studi Appennino Settentrionale

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Dalle Alpi al Mare attraversando gli Appennini. “L’homo viator, nell’esistenza concreta, è colui che viaggia”, per cercare condizioni di vita migliori, per scambiare merci, per la curiosità della conoscenza, … in un viaggio che rappresenta la Preghiera, la devozione, che “mette in gioco la nostra capacità di superare un limite per affrontare un’alterità”. Riprendendo l’interpretazione semantica di P. Zumthor, l’insieme lessicale derivante dall’accezione latina viare o viaticum “corrisponde piuttosto a itinerarium e richiama l’idea del cammino, perfino di spazio da percorrere”.

I collegamenti tra l’Europa settentrionale e il Mare Nostrum, il mar Mediterraneo, sono stati e rappresentano da sempre, per diverse epoche e in diverso modo, il sistema nervoso dello scambio e dell’economia, con cui si è diffusa la cultura e si sono mescolate usanze e tradizioni. E come sempre le reti viarie e i mezzi a disposizione in un’epoca devono confrontarsi con la morfologia del territorio, con le condizioni climatiche di un’area geografica, con le popolazioni che in questi luoghi vivono, con i tempi di percorrenza di un tragitto, con l’importanza strategica di un percorso. Collegare Italia Settentrionale e Mar Tirreno, il Mediterraneo, significa attraversare l’Appennino tosco emiliano scegliendo le vie migliori. Su queste Vie si è costruito, abitato, pregato, lottato e combattuto, coltivato, … vissuto. E tutte le genti che hanno trascorso una parte o tutta la loro vita lungo o in questi luoghi li hanno fatti diventare i propri, la propria casa, in essi hanno radicato e sedimentato sapere e memorie.

   

I passi dell’Appennino Settentrionale che portano in Lunigiana e a Lucca hanno svolto un ruolo di assoluto rilievo nelle comunicazioni tra l’Europa continentale e la penisola italiana a partire da età longobarda, ma già con interessanti antefatti già in età romana.
A fianco del passo della Cisa, notoriamente utilizzato dalla Via di Monte Bardone e dalla Via Francigena, anche altri passi svolgono un importante ruolo nelle comunicazioni. E’ il caso del Passo del Cirone, alla testata del torrente Parma, che nel Medioevo era interessato dalla “Via dei Lombardi”. L’importanza della via, che veicola verso l’Alta Lunigiana (Pontremoli e Filattiera) per poi procedere per Luni e Lucca, è data dal fatto che raccoglie le percorrenze che si impostano naturalmente da Parma (città presso la confluenza di Baganza e Parma) e procedono poi in Appennino sui percorsi di crinale e mezzacosta raggiungendo il passo. La medievale “via dei Monti Parmensi” o “via dei Lombardi” seguiva un tracciato più alto rispetto all’attuale provinciale di fondovalle: il tracciato era prossimo al crinale displuviale col Baganza ed interessava il fianco sinistro del solco vallivo del torrente Parma.
Lo sviluppo e l’importanza di questa via, parallela alla poco più occidentale via Francigena, è dovuta alla posizione geografica della città di Parma che costituì un caposaldo attrattivo di un ventaglio di direttrici centro padane che ha i suoi vertici in Como e Verona che si concentrano su essa ad imbuto. Sono le vie “settentrionali” che procedono dai passi e dalle vallate alpine verso Sud, come è il caso della “via degli Alemanni” che da Verona e Mantova raggiungeva Parma dopo aver superato il Po a Brescello (che nel Medioevo era Diocesi di Parma). E’ il caso delle molteplici direttrici che da Como, Milano, Bergamo e Brescia convergevano su Parma con percorsi settentrionali che non potevano essere condensati che in minima parte dalla via Francigena che ha andamento da Ovest verso Est fino all’imbocco della valle del Taro.
Gli stretti rapporti di Como, Castelseprio e Brescia con Parma in età longobarda e carolingia sono stati evidenziati anche da recenti ricerche.  Il vescovo Almerico di Como, zio dei conti di Milano e Castelseprio Leone e Giovanni (figlio del precedente) che secondo il Bertelli sono committenti dei notissimi affreschi di S. Maria foris portas, è in strette relazioni col potente vescovo Guibodo di Parma, di famiglia regia o imperiale. Brescia e Parma sono poi in Nord Italia i centri nel IX secolo del potere della seconda famiglia del Regno dopo re e imperatori, i Supponidi.
Relazioni forse veicolate anche dalle necessità di controllo delle comunicazioni altomedievali verso le Alpi e l’Appennino. Su queste vie un simbolo dei contatti culturali è costituito dal notissimo Benedetto Antelami, che dalla originaria Val d’Intelvi svolge gran parte della sua vicenda artistica a Parma.

Il Paesaggio, non la natura, è lo specchio di una società. Paesaggio in una interpretazione contemporanea e non romantica, in cui si fondono i caratteri simbolici con le tecniche, dalle architetture ai sistemi di coltivazione, ai cibi.
Di un itinerario, di un viaggio, ci rimangono nella mente le immagini, le suggestioni, i sapori, i profumi, le voci, …: un condensato di stimoli sensoriali che riattiva i cassetti della nostra memoria. E a ritroso un profumo, un suono, il sapore di un ingrediente in un cibo rievoca le immagini dei luoghi in cui lo abbiamo interiorizzato.  Il parmigiano reggiano ne è un esempio irripetibile, con le sue tecniche sedimentate nei monasteri benedettini e cistercensi, le intense attività agricole e la bonifica dei terreni che ancora modellano il paesaggio, lo sviluppo delle grance dove si sviluppa l’allevamento delle vacche da latte, la disponibilità di sale dalle saline di Salsomaggiore: una produzione tipica immersa nel mondo che l’ha resa possibile e un territorio che ne salvaguarda l’unicità produttiva.
Sulla terra i nostri antenati hanno scritto la storia, sta a noi non cancellarne le parole tenendo viva la conoscenza che in esse è racchiusa, portando su di esse nuova luce, ri-svelando  i significati di cui ogni singola parte è portatrice.

Ripercorrere questi sentieri, queste Vie, significa rivivere la magia dei luoghi nella lettura della storia, nelle tradizioni, interpretando le testimonianze della Spiritualità, immergendosi nei profumi e nei i sapori dei territori che si attraversano e in cui si sono mescolate e sedimentate diverse culture sino a diventare, oltre i confini politici e istituzionali in cui sono compressi, l’identità di un popolo.
Un libro, una guida, per re inanellare le perline di un territorio e riscoprire in una percezione olistica il valore che è racchiuso nelle sue eccellenze produttive. Ma allo stesso tempo uno strumento per un viaggio, reale o virtuale non importa, nei luoghi e alla scoperta delle contaminazioni culturali che rendono uniche opere, prodotti e produzioni lungo la Via dei Lombardi.

Secondo il mito, Narciso non riconosce la propria immagine, specchiata nell’acqua. La consapevolezza rispetto ai valori che ci circondano e di cui siamo testimoni va continuamente rinnovata e costruita.

 
 
© La Via dei Lombardi . tra Europa e Mediterraneo
   

2015

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